Dal 1° gennaio 2025, entrano in vigore importanti novità in materia di lavoro e sicurezza. Queste nuove misure mirano a migliorare la prevenzione degli incidenti, a fornire maggiore chiarezza sulle normative e a garantire un ambiente lavorativo più sicuro e sano per tutti i lavoratori.

Vediamo nel dettaglio le principali novità.

05/01/2025

1. PENSIONE DI VECCHIAIA

Si va in pensione con  67 anni di età più 20 anni di contributi.

Se si è un lavoratore privato invalido dell’80% e superiore.

Bastano 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini.

 

2. PENSIONE ANTICIPATA

Si può andare in pensione se:

• Si è uomo dopo aver maturato 42 anni 10 mesi e 3 di finestra;

• Si è donna dopo aver maturato 41 anni 10 mesi e 3 di finestra.

 

3. QUOTA 103

Accesso a pensione se entro il 31.12.2024 si maturano 41 anni di contributi e 62 anni di età, finestra mobile 7 o 9 mesi per i dipendenti pubblici.

 

4. APE SOCIALE

Si va in pensione con 63 anni di età + 5 mesi e 30 di contributi e se si è disoccupato o invalido almeno al 74% oppure se si dà assistenza  da almeno 6 mesi a  un familiare disabile grave.

 

5. ANTICIPO PRECOCI

Se si è lavorato almeno 1 anno prima dei 19 anni e se si rientra nelle 4 categorie tutelate,

si può andare in pensione con 41 anni di contributi e 3 mesi di finestra mobile dal raggiungimento  contributivo.

 

6. OPZIONE DONNA

Le lavoratrice in condizioni di svantaggio:

licenziate, disoccupate, cargiver o invalide al 74%

• dopo 12 mesi dalla maturazione del requisito  35 anni  di contributi entro il 2023.

• Autonoma dopo 18 mesi dalla maturazione del requisito.

 

7. PENSIONE DI VECCHIAIA PER LAVORI GRAVOSI

Se è stato svolto per almeno sette anni o per metà della vita contributiva un lavoro gravoso.

Puoi andare in pensione con 66 anni e 7 mesi più 30 anni di contributi.

 

8. PENSIONE LAVORI PARTICOLARMENTE PESANTI E USURANTI

Se ha svolto lavori usuranti si può andare in pensione nei seguenti casi:

- Dipendente e maturi quota 97.6 ottenuta con almeno 61 e 7 mesi più 35 anni di contribuzione.

- Autonomo e maturi quota 98.6 ottenuta Con 62 anni e 7 mesi più 35 anni di contributi

 

9. PENSIONE DI VECCHIAIA CONTRIBUTIVA

Appena raggiunti 64 anni di età e 20 anni di contributi, solo se il lavoratore ha iniziato a versare dal 1996

la pensione è pari a 3 volte l’assegno sociale.

 

Articolo di Samanta Donati

15/01/2024

La pensione minima è una prestazione erogata dall'INPS ai pensionati che non raggiungono un determinato livello di reddito. L'importo della pensione minima è calcolato in base all'età del pensionato, al numero di anni di contributi versati e al reddito del pensionato e del suo coniuge.

Per il 2023, l'importo della pensione minima è di 563,74 euro al mese. Tuttavia, i pensionati di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono pensioni minime subiranno un ulteriore aumento di 6,4% nei loro pagamenti, per un importo totale del trattamento di 600 euro.

La pensione minima spetta a tutti i pensionati italiani, indipendentemente dalla loro nazionalità o dal loro stato civile. Tuttavia, i pensionati stranieri che non hanno i requisiti per richiedere la pensione minima italiana possono richiedere l'assegno sociale, una prestazione sociale erogata dall'INPS ai pensionati che non hanno sufficienti risorse4economiche.

Per richiedere la pensione minima, è necessario presentare una domanda all'INPS. La domanda può essere presentata online, tramite il sito dell'INPS, o presso un patronato.

Alla domanda è necessario allegare i seguenti documenti:

  • Documento d'identità valido
  • Codice fiscale
  • Certificato di pensione
  • Certificato di stato civile
  • Dichiarazione dei redditi del pensionato e del coniuge

L'INPS si occuperà di verificare la domanda e di erogare la pensione minima al pensionato, se in possesso dei requisiti.

Spero che questo riassunto sia stato utile.

 

03/08/2023

La pensione anticipata flessibile Quota 103 è una nuova forma di pensione anticipata che è stata introdotta dalla legge di bilancio 2023. Per accedere a questa pensione, i lavoratori devono avere almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 2023.

I lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata flessibile Quota 103 hanno tre opzioni:

  • andare in pensione anticipatamente;
  • rimanere al lavoro con uno sgravio contributivo in busta paga;
  • rimanere al lavoro rinunciando allo sgravio.

Il lavoratore che decide di andare in pensione anticipatamente con Quota 103 percepirà una pensione lorda pari a 5 volte il trattamento minimo (2.818,70 euro), che sarà applicata fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia (67 anni fino al 31 dicembre 2024), anche se l’importo della pensione calcolata dovesse risultare superiore. Dai 67 anni si percepirà la pensione piena.

Il lavoratore che decide di rimanere al lavoro con lo sgravio contributivo in busta paga avrà uno sconto del 9,19% sulla sua retribuzione. Questo sconto sarà calcolato sui contributi a carico del lavoratore e non contribuirà al montante pensionistico. In sostanza, chi continua a lavorare e sceglie di non versare i contributi a suo carico, avrà una pensione più bassa rispetto a quella che maturerebbe continuando a versare la contribuzione piena.

Il lavoratore che decide di rimanere al lavoro rinunciando allo sgravio avrà una pensione più alta rispetto al lavoratore che ha scelto di rimanere al lavoro con lo sgravio. Questo perché il lavoratore che ha rinunciato allo sgravio avrà versato più contributi previdenziali.

 

Riassumendo:

  • La pensione anticipata con Quota 103 è una misura sperimentale che sarà in vigore solo per il 2023.
  • La pensione anticipata con Quota 103 è un'alternativa alla pensione di vecchiaia, che è possibile richiedere a 67 anni.
  • La pensione anticipata con Quota 103 è un'opzione molto interessante per i lavoratori che hanno maturato i requisiti e che desiderano andare in pensione prima dei 67 anni.
  • Tuttavia, è importante considerare che la pensione anticipata con Quota 103 comporta una riduzione dell'importo della pensione.
  • La riduzione dell'importo della pensione è maggiore per i lavoratori che hanno maturato un numero minore di anni di contributi.
  • È quindi importante valutare attentamente l'opzione della pensione anticipata con Quota 103 prima di prendere una decisione.

 

03/08/2023

Come andare in PENSIONE nel 2023

 

1. PENSIONE DI VECCHIAIA

Vai in pensione se hai 67 anni di età+ 20 anni di contributi. Se sei un lavoratore privato invalido all’80% bastano 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini.

2. PENSIONE ANTICIPATA

Puoi andare in pensione se:

• Sei uomo dopo aver maturato 42 anni 10 mesi e 3 di finestra;

• Sei donna dopo aver maturato 41 anni 10 mesi e 3 di finestra.

3. QUOTA 103

Accesso a pensione se entro il 31.12.2023 hai maturato 41 anni di contributi e 62 anni di età, finestra mobile 3 o 6 mesi per i dipendenti pubblici.

4. APE SOCIALE

Vai in pensione se hai 63 anni di età e 30 di contributi e: sei disoccupato, invalido almeno al 74% oppure assistiti da almeno 6 mesi un familiare disabile grave.

5. ANTICIPO PRECOCI

Se hai lavorato almeno 1 anno prima dei 19 anni e rientri nelle categorie Ape sociale o usuranti, vai in pensione a 41 anni di contributi e 3 mesi di finestra mobile dal raggiungimento contributivo.

6. OPZIONE DONNA

se sei una lavoratrice in condizioni di svantaggio: licenziate, disoccupate, cargiver o invalide al 74%

• dipendente dopo 12 mesi dal compimento dei 60 anni di età +35 di contributi entro il 2022.

• Autonoma dopo 18 mesi dal compimento di 60 anni di età + 35 di contributi entro il 2022

7. PENSIONE DI VECCHIAIA PER LAVORI GRAVOSI

Se hai svolto per almeno sette anni o per metà della vita contributiva un lavoro gravoso. Puoi andare in pensione con 66 anni e 7 mesi + 30 anni di contributi.

8. PENSIONE LAVORI PARTICOLARMENTE PESANTI E USURANTI

Se hai svolto lavori usuranti puoi andare in pensione se: Dipendente e maturi quota 97.6 ottenuta con almeno 61 e 7 mesi + 35 anni di contribuzione.

Autonomo e maturi quota 98.6 ottenuta Con 62 anni e 7 mesi + 35 anni di contributi

La domanda va presentata entro il 1 Maggio 2023

9. PENSIONE DI VECCHIAIA CONTRIBUTIVA

Appena hai raggiunto 64 anni di età e 20 anni di contributi, solo se hai iniziato A versare dal 1996 e la pensione è pari a 2.8 volte l’assegno sociale.

Per qualsiasi informazione e chiarimento rivolgersi a una delle nostre sedi.

 

Articolo di 

Samantha Donati 

16/04/2023

Per molti giovani pensare alla pensione è qualcosa di prematuro, ma se programmato sin dall’inizio della carriera lavorativa può garantire una stabilità economica futura. Ecco 4 suggerimenti che permettono di arrivare a questo significativo periodo della vita con la giusta pianificazione.

1. Programmare la propria pensione sin da subito
Informarsi sulle riforme pensionistiche e ipotizzare in quanto tempo si vorrà andare in pensione, in modo da capire al meglio il sistema e le tempistiche sin da subito.

2. Destinare il proprio TRF alla previdenza complementare
Un lavoratore dipendente può decidere sin da subito se destinare il proprio TFR alla previdenza complementare oppure lasciarlo in azienda. Sono previste delle agevolazioni fiscali quando si decide di versare il TFR per finanziare la pensione complementare.

3. Informarsi periodicamente sui contributi acquisiti negli anni
Consultare i siti degli enti previdenziali per analizzare la tua situazione contributiva e, nel caso di problematiche, agire tempestivamente.

4. Aderire alla previdenza complementare
Informarsi su come funziona la pensione integrativa e aderire anche in giovane età. La pensione complementare permette di avere delle deduzioni fiscali nel presente.

Scegliere per tempo e con la giusta pianificazione come arrivare alla pensione è un modo per affrontare il presente con serenità e con un occhio consapevole verso il futuro. 
 

22/09/2020

La pensione è uno dei temi più discussi degli ultimi anni. Tanto desiderata da chi ha raggiunto l’età pensionabile e vista come un lontano miraggio per i giovani che hanno appena iniziato la loro carriera lavorativa, la pensione è un argomento da comprendere per prepararsi al meglio e non avere sorprese future. Ecco qualche informazione in più su come funzionano alcuni settori del sistema pensionistico italiano.

Cos’è il TFR

Il TFR è l’acronimo di “trattamento di fine rapporto” ossia il denaro che dovrebbe avere il lavoratore dipendente quando termina il suo contratto con un’impresa. In passato, nel momento in cui cessava il lavoro, il titolare dell’azienda era tenuto al pagamento della liquidazione, termine con cui veniva definito il TFR. Il decreto legislativo n. 252 del 2005 ha riformato il sistema della previdenza integrativa e stabilisce che il TFR può essere utilizzato per finanziare la pensione complementare.

Dove è possibile destinare il TFR

I dipendenti del settore privato possono scegliere, entro sei mesi dall’assunzione, dove destinare il loro trattamento di fine rapporto. Le opzioni sono due: alla previdenza complementare oppure lasciarlo in azienda. Se non viene data nessuna risposta prevale il meccanismo del silenzio-assenso e il TRF finanzierà un fondo pensione. Il TRF può anche essere lasciato all'azienda, con la possibilità di essere pagato una volta che il lavoro verrà concluso. Quando si decide di optare per lasciare il TRF in azienda è possibile destinarlo in seguito ad un fondo pensione integrativo. Nel caso in cui si decida, invece, di destinare il TFR al fondo pensionistico è impossibile modificare la scelta in futuro.

Benefici del versare il TFR nel fondo pensione complementare

Sono previste delle agevolazioni fiscali quando si decide di versare il TRF in un fondo pensione integrativo. Se il TFR venisse liquidato dall’azienda sarebbe soggetto ad un’aliquota IRPEF tra il 23% e il 43%, mentre per quanto riguarda l’erogazione del fondo pensionistico integrativo l'imposta si attesta tra il 15% e il 9%.
 
Vantaggi della previdenza complementare e come viene erogata alla fine

Quando si raggiunge l’età pensionabile e si è optato anche per un fondo pensione integrativo è possibile scegliere tra tre modalità di erogazione: convertire il capitale in rendita, in modo da aggiungerlo alla pensione tradizionale per il periodo della vecchiaia; la seconda opzione è che il denaro accumulato negli anni possa essere richiesto al 50% in un’unica soluzione, mentre la parte rimanente viene erogata sotto forma di rendita vitalizia; infine, si può richiedere anche il 100% del capitale.

Perché i giovani dovrebbero iniziare a pensare alla pensione integrativa

I giovani dovrebbero pensare alla pensione integrativa per garantirsi una stabilità economica per il futuro, ma in realtà ci sono dei reali vantaggi anche nel presente.
Le agevolazioni fiscali permettono ai giovani di dedurre dal reddito complessivo i contributi pensionistici fino a 5.164,57 euro all’anno. Per i lavoratori alla prima occupazione le agevolazioni sono ancora più proficue, infatti, in alcuni casi è possibile dedurre anche ulteriori 2.582,29 euro annui.
Secondo i dati Istat [1] la vita media è in crescita: entro il 2065 gli uomini si avvicineranno agli 86 anni, mentre le donne ai 90. La pensione complementare è un passo importante per tutelarsi nel futuro.

Fonte 
https://www.istat.it/it/files/2018/04/previsioni-demografiche.pdf

23/09/2020

1)RIFORMA PREVIDENZIALEE SUPERAMENTO DELLAFORNERO2)TRASFORMAZIONE TERRITORIALE DEGLI INCENTIVI E REVISIONE DELLE POLITICHE ATTIVE3)NUOVA LEGGE SULLA RAPPRESENTANZA   

23/02/2018

[...]La disposizione sull’aumento dell’aspettativa di vita in esame, ai sensi dell’art 149 e 150, non siapplica anche ai lavoratori c.d. “precoci” e ai soggetti che al momento del pensionamento sonotitolari di Ape social

03/02/2019

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