La pensione minima è una prestazione erogata dall'INPS ai pensionati che non raggiungono un determinato livello di reddito. L'importo della pensione minima è calcolato in base all'età del pensionato, al numero di anni di contributi versati e al reddito del pensionato e del suo coniuge.

Per il 2023, l'importo della pensione minima è di 563,74 euro al mese. Tuttavia, i pensionati di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono pensioni minime subiranno un ulteriore aumento di 6,4% nei loro pagamenti, per un importo totale del trattamento di 600 euro.

La pensione minima spetta a tutti i pensionati italiani, indipendentemente dalla loro nazionalità o dal loro stato civile. Tuttavia, i pensionati stranieri che non hanno i requisiti per richiedere la pensione minima italiana possono richiedere l'assegno sociale, una prestazione sociale erogata dall'INPS ai pensionati che non hanno sufficienti risorse4economiche.

Per richiedere la pensione minima, è necessario presentare una domanda all'INPS. La domanda può essere presentata online, tramite il sito dell'INPS, o presso un patronato.

Alla domanda è necessario allegare i seguenti documenti:

  • Documento d'identità valido
  • Codice fiscale
  • Certificato di pensione
  • Certificato di stato civile
  • Dichiarazione dei redditi del pensionato e del coniuge

L'INPS si occuperà di verificare la domanda e di erogare la pensione minima al pensionato, se in possesso dei requisiti.

Spero che questo riassunto sia stato utile.

 

03/08/2023

La pensione anticipata flessibile Quota 103 è una nuova forma di pensione anticipata che è stata introdotta dalla legge di bilancio 2023. Per accedere a questa pensione, i lavoratori devono avere almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi versati entro il 31 dicembre 2023.

I lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata flessibile Quota 103 hanno tre opzioni:

  • andare in pensione anticipatamente;
  • rimanere al lavoro con uno sgravio contributivo in busta paga;
  • rimanere al lavoro rinunciando allo sgravio.

Il lavoratore che decide di andare in pensione anticipatamente con Quota 103 percepirà una pensione lorda pari a 5 volte il trattamento minimo (2.818,70 euro), che sarà applicata fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia (67 anni fino al 31 dicembre 2024), anche se l’importo della pensione calcolata dovesse risultare superiore. Dai 67 anni si percepirà la pensione piena.

Il lavoratore che decide di rimanere al lavoro con lo sgravio contributivo in busta paga avrà uno sconto del 9,19% sulla sua retribuzione. Questo sconto sarà calcolato sui contributi a carico del lavoratore e non contribuirà al montante pensionistico. In sostanza, chi continua a lavorare e sceglie di non versare i contributi a suo carico, avrà una pensione più bassa rispetto a quella che maturerebbe continuando a versare la contribuzione piena.

Il lavoratore che decide di rimanere al lavoro rinunciando allo sgravio avrà una pensione più alta rispetto al lavoratore che ha scelto di rimanere al lavoro con lo sgravio. Questo perché il lavoratore che ha rinunciato allo sgravio avrà versato più contributi previdenziali.

 

Riassumendo:

  • La pensione anticipata con Quota 103 è una misura sperimentale che sarà in vigore solo per il 2023.
  • La pensione anticipata con Quota 103 è un'alternativa alla pensione di vecchiaia, che è possibile richiedere a 67 anni.
  • La pensione anticipata con Quota 103 è un'opzione molto interessante per i lavoratori che hanno maturato i requisiti e che desiderano andare in pensione prima dei 67 anni.
  • Tuttavia, è importante considerare che la pensione anticipata con Quota 103 comporta una riduzione dell'importo della pensione.
  • La riduzione dell'importo della pensione è maggiore per i lavoratori che hanno maturato un numero minore di anni di contributi.
  • È quindi importante valutare attentamente l'opzione della pensione anticipata con Quota 103 prima di prendere una decisione.

 

03/08/2023

Il pacchetto di misure inserito dal Governo Meloni nella Finanziaria a dicembre per combattere il caro-bollette include anche la revisione dei "Bonus sociali", ovvero gli sconti in bolletta destinati alle famiglie più in difficoltà economicamente. La soglia limite di Isee per avere accesso ai bonus gas e luce è stata aumentata da 12 a 15 mila euro e il Governo ha stanziato 405 milioni di euro per prorogare le misure previste dalla Finanziaria fino al 30 giugno e aumentare a 30 mila euro la soglia Isee in caso di almeno 4 figli a carico. Inoltre, è stato previsto un contributo una tantum per pagare la bolletta del gas nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2023 senza limiti di Isee.

I "Bonus sociali per il disagio economico" sono una serie di sconti in bolletta destinati alle famiglie con un Isee inferiore a 15 mila euro (o 30 mila euro in presenza di almeno 4 figli a carico). I bonus sono divisi in base al tipo di utenza: bonus luce, bonus gas e bonus acqua. È necessario che il contratto di fornitura sia attivo presso l'abitazione di residenza del nucleo familiare. È possibile ottenere i bonus presentando la DSU (dichiarazione sostitutiva unica) per ottenere l'Isee, che viene riconosciuto automaticamente dall'INPS attraverso il Sistema Informativo Integrato.

Il bonus luce è uno sconto sulla bolletta della luce destinato alle famiglie in difficoltà economica o in condizione di disagio fisico, mentre il bonus gas può essere utilizzato sia dagli utenti di una fornitura diretta che da quelli che utilizzano impianti condominiali. Infine, il bonus acqua è destinato alle famiglie con un Isee inferiore a 9.530 euro.

17/04/2023

Il comparto dei trasporti negli ultimi decenni ha visto, come tutti gli altri settori produttivi, crescere il livello culturale medio dei suoi addetti, tanto che il riscatto della laurea periodicamente torna ad essere argomento dell’agenda della politica che, riconoscendone l’ampia platea di possibili fruitori, medita di abbatterne gli importi con la promessa di agevolazioni varie.

Ancora non si è giunti, tuttavia, al riscatto gratuito come molti vorrebbero. Nonostante ciò, crediamo sia di grande interesse fare il punto della situazione su un istituto finora poco conosciuto ma che può risultare invece un'opzione interessante per tutti coloro che vogliono assicurarsi un futuro più tranquillo dal punto di vista previdenziale. Si tratta di un investimento certamente importante ma che può consentire di maturare dei periodi contributivi utili per la pensione e di incrementare il proprio punteggio di anzianità contributiva.

Il riscatto della laurea è una procedura attraverso la quale un laureato può acquisire, in modo retroattivo, i contributi previdenziali versati durante gli anni di università. In altre parole, il riscatto consente di maturare dei periodi contributivi a fini pensionistici anche per gli anni di studio.

Per calcolare il riscatto della laurea, occorre innanzitutto sapere che questo importo dipende dalla durata dei corsi di laurea e dal reddito dell'interessato. La legge prevede che il costo del riscatto sia calcolato moltiplicando il numero degli anni di laurea per un determinato coefficiente stabilito annualmente dall'INPS.

Ipotizziamo che  un soggetto voglia riscattare quattro anni di laurea e che abbia presentato domanda di riscatto nel Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti al 31 dicembre 2022: considerando una retribuzione lorda degli ultimi 12 mesi meno remoti pari a 32.170 euro l’importo da pagare per riscattare quattro anni è pari a 42.464,4 euro (32.170×33% =10.616,1 x 4 anni = 42.464,4).

Tuttavia, è importante sottolineare che il calcolo del riscatto può variare a seconda della situazione personale di ciascun interessato. In particolare, il costo del riscatto può essere ridotto per coloro che hanno un reddito inferiore a una certa soglia e per coloro che hanno già maturato alcuni periodi contributivi prima della richiesta di riscatto.

Per effettuare il calcolo preciso del riscatto, quindi, è necessario fare riferimento alle indicazioni fornite dall'INPS o rivolgersi direttamente all'ente previdenziale per ottenere una valutazione personalizzata del proprio caso.

Non bisogna dimenticare di citare il fatto che comunque è prevista una rateizzazione dell’importo dovuto.

 

Il simulatore che permette di conoscere gli effetti del riscatto del corso universitario di studi sulla futura pensione è di libero accesso, non essendo richieste credenziali per il suo utilizzo. 

18/04/2023

Come andare in PENSIONE nel 2023

 

1. PENSIONE DI VECCHIAIA

Vai in pensione se hai 67 anni di età+ 20 anni di contributi. Se sei un lavoratore privato invalido all’80% bastano 56 anni per le donne e 61 anni per gli uomini.

2. PENSIONE ANTICIPATA

Puoi andare in pensione se:

• Sei uomo dopo aver maturato 42 anni 10 mesi e 3 di finestra;

• Sei donna dopo aver maturato 41 anni 10 mesi e 3 di finestra.

3. QUOTA 103

Accesso a pensione se entro il 31.12.2023 hai maturato 41 anni di contributi e 62 anni di età, finestra mobile 3 o 6 mesi per i dipendenti pubblici.

4. APE SOCIALE

Vai in pensione se hai 63 anni di età e 30 di contributi e: sei disoccupato, invalido almeno al 74% oppure assistiti da almeno 6 mesi un familiare disabile grave.

5. ANTICIPO PRECOCI

Se hai lavorato almeno 1 anno prima dei 19 anni e rientri nelle categorie Ape sociale o usuranti, vai in pensione a 41 anni di contributi e 3 mesi di finestra mobile dal raggiungimento contributivo.

6. OPZIONE DONNA

se sei una lavoratrice in condizioni di svantaggio: licenziate, disoccupate, cargiver o invalide al 74%

• dipendente dopo 12 mesi dal compimento dei 60 anni di età +35 di contributi entro il 2022.

• Autonoma dopo 18 mesi dal compimento di 60 anni di età + 35 di contributi entro il 2022

7. PENSIONE DI VECCHIAIA PER LAVORI GRAVOSI

Se hai svolto per almeno sette anni o per metà della vita contributiva un lavoro gravoso. Puoi andare in pensione con 66 anni e 7 mesi + 30 anni di contributi.

8. PENSIONE LAVORI PARTICOLARMENTE PESANTI E USURANTI

Se hai svolto lavori usuranti puoi andare in pensione se: Dipendente e maturi quota 97.6 ottenuta con almeno 61 e 7 mesi + 35 anni di contribuzione.

Autonomo e maturi quota 98.6 ottenuta Con 62 anni e 7 mesi + 35 anni di contributi

La domanda va presentata entro il 1 Maggio 2023

9. PENSIONE DI VECCHIAIA CONTRIBUTIVA

Appena hai raggiunto 64 anni di età e 20 anni di contributi, solo se hai iniziato A versare dal 1996 e la pensione è pari a 2.8 volte l’assegno sociale.

Per qualsiasi informazione e chiarimento rivolgersi a una delle nostre sedi.

 

Articolo di 

Samantha Donati 

16/04/2023

Le spese sanitarie sono detraibili dalla dichiarazione dei redditi IRPEF, ma esistono alcune limitazioni e esclusioni che vanno considerate. In particolare, non è possibile usufruire della detrazione per le spese relative alla conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale ad uso "autologo" per future esigenze personali, per la circoncisione rituale non finalizzata alla soluzione di patologie cliniche e per il test del DNA per il riconoscimento della paternità.

Inoltre, non è possibile detrarre le spese relative alle prestazioni rese dagli osteopati o dai pedagogisti, in quanto non rientrano tra le professioni sanitarie riconosciute. Le prestazioni di osteopatia sono detraibili solo se rese da iscritti alle professioni sanitarie riconosciute.

Anche le prestazioni di massofisioterapia rese da soggetti con titoli conseguiti dopo il 17 marzo 1999, i trattamenti di haloterapia e l'acquisto e la realizzazione di una piscina, anche se utilizzata per scopi terapeutici come l'idrokinesiterapia, non sono detraibili.

Infine, la frequenza di corsi in palestra, anche se accompagnata da una prescrizione medica, non è detraibile.

Per usufruire della detrazione, è necessario soddisfare alcune condizioni, come la definizione del dispositivo medico, la marcatura CE, la corrispondenza tra il soggetto che detrae il costo e quello che lo indica nella dichiarazione e la prova dell'acquisto con lo scontrino parlante. Nel modello 730, il dispositivo medico può essere indicato al rigo E1, mentre nel modello Unico va indicato al rigo RP1.

È importante ricordare che la detrazione vale anche per i familiari a carico fiscalmente. Tuttavia, è sempre consigliabile verificare le specifiche condizioni e limitazioni previste dalla normativa fiscale.

Spese Sanitarie escluse dalla Detrazione Fiscale IRPEF Riassunto:

  • Conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale ad uso “autologo”, cioè per future esigenze personali (Risoluzione 12.06.2009 n. 155)
  • Circoncisione rituale non finalizzata alla soluzione di patologie cliniche e le spese per il test del DNA per il riconoscimento della paternità (parere Min. Salute 20 ottobre 2016)
  • Prestazioni rese dagli osteopati, in quanto l’osteopata non è annoverabile fra le professioni sanitarie riconosciute. Le prestazioni di osteopatia, riconducibili alle competenze sanitarie previste per le professioni sanitarie riconosciute, sono detraibili se rese da iscritti a dette professioni sanitarie (Circolare 21.05.2014 n. 11, risposta 2.1)
  • Prestazioni rese dai pedagogisti, in quanto quella del pedagogista non può essere considerata una professione sanitaria (Circolare 02.03.2016 n. 3, risposta 1.2)
  • Prestazioni di massofisioterapia rese da soggetti aventi titoli conseguiti dopo il 17 marzo 1999, anche in presenza di prescrizione medica
  • Trattamenti di haloterapia (o Grotte di sale) in attesa che il Ministero della Salute svolga specifici approfondimenti (Circolare 02.03.2016 n. 3, risposta 1.1)
  • Acquisto e realizzazione di una piscina, ancorché utilizzata per scopi terapeutici (idrokinesiterapia), considerato che l’agevolazione interessa il trattamento sanitario e non anche la realizzazione o l’acquisto delle strutture nelle quali il trattamento può essere svolto (Circolare 13.05.2011 n. 20, risposta 4.2)
  • Frequenza di corsi in palestra anche se accompagnate da una prescrizione medica (Circolare 01.06.2012 n. 19, risposta 2.3)

 

17/04/2023

IMU e TASI sono entrambe tasse locali in Italia che devono essere pagate dai proprietari di immobili. IMU è l'acronimo di Imposta Municipale Unica, mentre TASI sta per Tassa sui Servizi Indivisibili. IMU è stata introdotta nel 2012 come sostituto dell'ICI (Imposta Comunale sugli Immobili), mentre TASI è stata introdotta nel 2014 come una nuova tassa comunale.

IMU è calcolata in base al valore catastale dell'immobile e alla sua destinazione d'uso, che può essere ad esempio una casa o un terreno agricolo. L'aliquota IMU varia da comune a comune e può essere differente in base alla tipologia di immobile. Ad esempio, per le prime case l'aliquota IMU è solitamente più bassa rispetto ad altri tipi di immobili. Il calcolo dell'IMU può essere effettuato dal contribuente oppure dal comune tramite la pubblicazione di appositi avvisi.

TASI, invece, è calcolata in base al valore catastale dell'immobile e alla sua destinazione d'uso, ma ha un'aliquota fissa del 2,5%. La TASI viene utilizzata dai comuni per finanziare i servizi pubblici locali, come la manutenzione delle strade, la raccolta dei rifiuti e altri servizi pubblici.

Le scadenze per il pagamento dell'IMU e della TASI possono variare da comune a comune e devono essere seguite attentamente dal contribuente per evitare sanzioni. Solitamente, le scadenze principali sono a giugno per l'acconto e a dicembre per il saldo. Inoltre, il pagamento può essere effettuato tramite diversi metodi, come ad esempio il bonifico bancario o il pagamento online tramite il sito web del comune.

In caso di errori nel calcolo delle tasse o nel pagamento, è possibile presentare ricorsi e richiedere la revisione degli importi. È importante mantenere i documenti relativi al pagamento delle tasse locali per almeno cinque anni, in modo da poterli consultare in caso di necessità.

In sintesi, l'IMU e la TASI sono tasse locali che devono essere pagate dai proprietari di immobili in Italia. Il calcolo dell'IMU dipende dall'aliquota del comune e dalla destinazione d'uso dell'immobile, mentre la TASI ha un'aliquota fissa del 2,5%. Le scadenze per il pagamento variano da comune a comune e il pagamento può essere effettuato tramite diversi metodi. È importante seguire attentamente le scadenze e conservare i documenti relativi al pagamento per almeno cinque anni.

31/03/2023

Cos’è

Il Sostegno economico per le Famiglie denominato assegno unico e universale, viene riconosciuto per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili.

L’importo varia in base alla condizione economica del nucleo familiare in base all’ISEE  valido al momento della domanda.

L’Assegno finalizzato alla semplificazione e al contestuale potenziamento degli interventi diretti a sostenere la genitorialità e la natalità, viene chiamato assegno UNICO; mentre viene chiamato assegno UNIVERSALE la misura minima a tutte le famiglie con figli a carico, anche in assenza di ISEE o con IOSEE superiore alla soglia di euro 40mila.

 

A chi è rivolto

L’assegno unico e universale spetta ai nuclei familiari che cadono nelle seguenti condizioni:

  • Per ogni figlio minorenne a carico e, per i nuovi nati, a decorrere dal settimo mese di gravidanza;
  • Per ogni figlio maggiorenne a carico, fino al compimento dei 21 anni, ma che entrino nei seguenti casi:
  • frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, ovvero un corso di  laurea;
  • svolga tirocinio ovvero un’attività lavorativa e possieda un reddito complessivo inferiore a 8mila euro annui;
  • sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego;
  • svolga il servizio civile universale;
  • per ogni figlio con disabilità a carico, senza limiti di età. (fonte INPS)

Come funziona

In base alla condizione economica del nucleo familiare e dei figli a carico si definisce l’importo dell’assegno unico e universale, verificata tenendo conto dell’ISEE in corso di validità.

In base alla fascia ISEE in cui rientra la famiglia si avranno delle maggiorazioni, anche riconosciute retroattivamente purché l’ISEE di riferimento sia attestato entro il 30 giugno dell’anno di riferimento.

Per chi supera il valore ISEE di 40mila o chi non ha fatto l’ISEE saranno corrisposti gli importi minimi dell’assegno previsti dalla normativa.

Quanto spetta

L’importo dell’Assegno unico e universale viene determinato in base all’ISEE eventualmente presentato del nucleo familiare del figlio beneficiario, tenuto conto dell’età dei figli a carico e di numerosi altri elementi.

In particolare, è prevista:

  • una quota variabile modulata in modo progressivo, da un massimo di 175 euro per ciascun figlio minore con ISEE fino a 15mila euro, a un minimo di 50 euro per ciascun figlio minore in assenza di ISEE o con ISEE pari o superiore a 40mila euro. Gli importi dovuti per ciascun figlio possono essere maggiorati nelle ipotesi di nuclei numerosi, per figli successivi al secondo, madri di età inferiore a 21 anni, nuclei con 4 o più figli, genitori entrambi titolari di reddito da lavoro, figli affetti da disabilità;
  • Questa maggiorazione sarebbe dovuta qualora l'importo dell'Assegno risultasse inferiore alla somma dei valori teorici dell'Assegno stesso e delle detrazioni fiscali medie, che sarebbero state percepite prima della riforma. In altre parole, la maggiorazione sarebbe un meccanismo di compensazione per gli eventuali tagli ai sussidi e alle detrazioni fiscali effettuati dalla riforma.

 

L'Assegno viene corrisposto al richiedente in modo equo tra i genitori esercenti la responsabilità genitoriale, tramite accredito bancario o postale o mediante bonifico domiciliato. Se il richiedente non indica la modalità di pagamento dell'altro genitore, quest'ultimo può inserirlo accedendo alla domanda. In caso di affidamento esclusivo, il richiedente può chiedere la corresponsione del 100% dell'importo spettante. L'Assegno unico e universale spetta dal settimo mese di gravidanza per i nuovi nati a decorrere dal 1° marzo. Con l'entrata in vigore dell'Assegno, alcune misure di sostegno alla natalità vengono abrogate in quanto assorbite dall'Assegno. L'Assegno è compatibile con altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni, Province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali e con il Reddito di Cittadinanza. L'Assegno non si computa nei trattamenti assistenziali e non concorre alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF.

30/03/2023

Pagine

70